Molti professionisti delle pulizie iniziano in modo informale: lavorano bene, hanno già qualche cliente, ma non hanno ancora messo il proprio nome sul lavoro che fanno. Mettersi in proprio non vuol dire ricominciare da zero. Vuol dire rendere ufficiale quello che fai già, e i passi minimi sono meno di quanti immagini.
Una premessa importante: questa è un’indicazione per orientarti, non una consulenza. Ogni situazione è diversa, e prima di aprire qualsiasi cosa la mossa giusta è farti seguire da un commercialista.
Mettersi in proprio: i tre passi di base
La partita IVA
È il primo passo per lavorare in regola in autonomia. Si apre presentando una dichiarazione all’Agenzia delle Entrate, indicando il tipo di attività che svolgerai. Per chi inizia, il regime forfettario è spesso la strada più semplice: tassazione agevolata e adempimenti ridotti, se rientri nei requisiti. Quali requisiti, e se ti conviene: domanda da commercialista, non da articolo di blog.
Il codice ATECO
È il codice che descrive la tua attività: per le pulizie generali di edifici il riferimento è l’81.21.00 (“Attività di pulizia generale di edifici” nella classificazione ATECO 2025, che ha sostituito la vecchia dicitura “Pulizia generale (non specializzata) di edifici”). Se fai anche pulizie specializzate, vetri e facciate, canne fumarie, caldaie, macchinari, il riferimento è il gruppo 81.22. Da non confondere con l’81.23.10, “Attività di sanificazione, disinfezione e disinfestazione”. Attenzione però, perché il confine normativo non coincide con quello del codice: sanificazione, disinfestazione e derattizzazione restano attività regolamentate, che richiedono requisiti tecnico-professionali e la nomina di un responsabile tecnico, mentre per la sola pulizia e per la disinfezione questi requisiti non sono più richiesti dal 2007. E vale anche per come ti presenti online: se nel tuo annuncio offri sanificazione, i requisiti devono esserci davvero — noi verifichiamo l’email e la chiarezza dell’annuncio, non i requisiti, quindi la responsabilità di offrire solo ciò che sei in regola per offrire è tua. Quale codice fa davvero al caso tuo è una domanda da commercialista — anche perché la classificazione ATECO è stata rivista di recente e i codici vanno confermati sulla versione in vigore.
| Codice | Cosa copre |
|---|---|
| 81.21.00 | “Attività di pulizia generale di edifici” |
| 81.22 | pulizie specializzate, vetri e facciate, canne fumarie, caldaie, macchinari |
| 81.23.10 | “Attività di sanificazione, disinfezione e disinfestazione” |
La SCIA e l’iscrizione al Registro delle Imprese
L’attività di pulizia è regolamentata dalla Legge 82/1994: va segnalata con una SCIA, e l’impresa, anche se sei una persona sola, cioè una ditta individuale, va iscritta al Registro delle Imprese della Camera di Commercio (o all’Albo delle imprese artigiane). In pratica la SCIA si presenta insieme alla Comunicazione Unica alla Camera di Commercio, oppure tramite lo sportello SUAP del tuo Comune, sul portale impresainungiorno.gov.it. In linea generale servono i requisiti di onorabilità e di capacità economico-finanziaria previsti dalla legge, mentre per la sola pulizia non sono previsti requisiti tecnico-professionali. La modulistica e le richieste variano però da Comune a Comune e nel tempo: la verifica va fatta sullo sportello SUAP competente per la tua sede. Da quel momento, ufficialmente, esisti.
E i contributi?
Lavorare in proprio significa versare i contributi previdenziali tramite l’INPS. Quanto e in quale gestione dipende dalla forma che scegli per la tua attività: anche qui, è il commercialista a dirti la strada giusta per il tuo caso.
Le domande da portare al commercialista
Il primo appuntamento rende molto di più se arrivi con le domande giuste. Eccone cinque da portare scritte.
- Il regime forfettario conviene nel mio caso, e per quanto tempo?
- A quale gestione INPS devo iscrivermi, e quanto verserò il primo anno?
- Il codice ATECO giusto per quello che faccio davvero è quello delle pulizie generali o quello delle specializzate?
- Come funziona la fatturazione con i clienti privati e con quelli business, e cosa devo conservare?
- Quali spese del mio lavoro posso dedurre, dai prodotti ai trasporti?
Un’ora di consulenza con queste domande sul tavolo vale più di settimane di ricerche online, perché le risposte giuste dipendono dai tuoi numeri, non da quelli di un articolo. Molti commercialisti offrono un primo incontro conoscitivo: usalo per capire anche se la persona ti spiega le cose in modo chiaro. Sarà una relazione lunga, meglio sceglierla bene.
Un’abitudine da prendere dal primo giorno, qualunque strada tu scelga: conservare tutto in ordine. Ricevute dei prodotti, spese di trasporto, accordi scritti con i clienti. Non è burocrazia fine a se stessa: è il materiale con cui il commercialista ti farà risparmiare, e la differenza tra un fine anno tranquillo e una caccia al tesoro.
Quando ha senso fare il passo
Non c’è una regola, ma c’è un segnale: quando i clienti ricorrenti iniziano a essere la tua settimana, e non l’eccezione, lavorare in regola smette di essere un costo e diventa una base. Ti permette di proporti ad agenzie e uffici, di emettere fattura a chi la chiede, e di costruire qualcosa che ha il tuo nome sopra. Su cosa dicono i numeri del mercato, abbiamo scritto quanto si guadagna con le pulizie a Milano.
Il nome che ti sei fatto, mettilo in vetrina
Mettersi in proprio è metà del percorso: l’altra metà è farsi trovare. I canali che funzionano a Milano li abbiamo raccontati qui, e su BrillaHero il tuo profilo è la tua vetrina: zone, tariffa e disponibilità li decidi tu, il cliente ti scrive diretto in chat, e sul tuo lavoro non ci sono commissioni.
Parti da dove sei: crea il tuo profilo gratis. Il resto, un passo alla volta.
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